QUASI UN VERBALE ...

 

Avvertenza per i lettori
Il racconto è la narrazione di un viaggio metaforico, è strutturato in capitoli, contiene dei link attraverso i quali si può andare al “Diario di bordo” dove vengono descritte, analiticamente, le diverse attività svolte in ogni incontro / tappa del viaggio.

 

Antefatto

Si comincia…
In una chiara e frizzante mattina di Novembre, inizia il viaggio di un insieme di persone che dovranno diventare un gruppo di lavoro per progettare interventi sull’ambiente.
Il viaggio sarà lungo, due anni scolastici: siamo infatti in una scuola ed i viaggiatori sono studenti ed insegnanti che, “stranamente”, hanno deciso di lavorare insieme, o meglio, di fare una “ricerca insieme”.
Il racconto si propone di documentare il percorso perché questo sarà un viaggio particolare: non si conoscono le varie tappe dell’itinerario, si sa soltanto da dove si parte, Educazione ambientale – rapporto uomo/ambiente, e dove si vuole arrivare, fare
azioni concrete per l’ambiente in cui viviamo che possano cominciare a cambiare qualcosa in noi stessi e negli altri, ma il resto è tutto da inventare. Si tratta insomma di “progettare un progetto”. Certo abbiamo una guida: il tutor, prof. Massimo Trauzzola, abbiamo i mezzi di trasporto: le energie intellettuali e le conoscenze di alunni e docenti, il carburante: le discipline, ma il resto è tutto da inventare e scoprire.

 

Capitolo 1

La partenza

Alla partenza ci rendiamo conto che la prima cosa da fare è costruire il “clima”, perché le difficoltà del viaggio potranno essere affrontate solo con la collaborazione e la disponibilità di tutte le persone coinvolte.
Siamo saliti tutti su una nave, al timone Massimo Trauzzola, l’equipaggio è vario: Serena Arcelli, Stefania Narciso, Miriam Anselmi, Cristina Gatti, Franco Ferrini, Mirella Tintillini, Mirella Pelucca, altri saliranno ai vari porti, i passeggeri sono i ragazzi delle quarte biologico.
Per ora è così, ma quanto prima si perderanno le connotazioni di ruolo, o almeno così si spera, e diventeremo tutti viaggiatori alla ricerca ed alla scoperta di…


Ci incontriamo nella sala riunioni della nave, passeggeri, equipaggio, capitano per cominciare a delineare l’itinerario e, soprattutto, la rotta del nostro arduo viaggio.
Strano, non è vero? Siamo partiti senza rotta ed i passeggeri sono chiamati a deciderla insieme all’equipaggio.
Quale direzione prendere? Abbiamo soltanto un’indicazione di massima: ci dobbiamo muovere nello spazio dell’Educazione ambientale. Prima di decidere, facciamo riflettere i passeggeri sullo scopo di questo viaggio: progettare un, seppur piccolo, intervento concreto per modificare il rapporto uomo/ambiente. Ascoltiamo prima i passeggeri, poi, capitano ed equipaggio daranno il loro contributo di conoscenza ed esperienza.

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Tanti giovani passeggeri, tante opinioni/direzioni apparentemente diverse, ma non in contrasto tra loro, c’è bisogno soltanto di qualcuno che tiri le fila, che faccia acquisire a tutti consapevolezza di come il percorso debba essere articolato e non lineare, affinché siano rispettate le esigenze di tutti: una rotta unica, con molteplici incroci.
Ecco allora il capitano che, con la sua saggezza e calma smisurate, come un vero “lupo di mare”, riesce a far capire a tutti che la rotta deve essere tracciata con tre riferimenti essenziali: Educazione nell’ambiente, sull’ambiente, per l’ambiente. Ci saranno alcune soste, in baie e porti, per “ascoltare” (nell’ambiente), per “riflettere” (sull’ambiente), per “fare proposte” (per l’ambiente), e poi ripartiremo con un bagaglio più pesante, ma ricco di idee, emozioni, riflessioni, preziose per proseguire il viaggio con nuovi oggetti da mettere in valigia: siamo partiti con una valigia semivuota, torneremo con una valigia ricolma.

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Capitolo 2

Il campo scuola

1° giorno

In una grigia e piovosa mattina di Novembre, finalmente salpiamo le ancore! Sono le 8.30, i passeggeri sono ancora assonnati, alcuni di loro sono arrivati al molo (il piazzale dell'ITAS G. Bruno), da lontano, si sono alzati presto per fare i bagagli e, anche se il viaggio li entusiasma, mostrano qualche segno di stanchezza e di perplessità: dai loro visi traspaiono l'ansia e l'attesa tipici di ogni viaggiatore alla partenza, ma anche il dubbio e l'incertezza di ciò che si troverà all'arrivo.

Preci, un paesino sperduto fra i monti Sibillini, poche case arroccate su un cucuzzolo, pochi rumori, poche automobili, gli alberi, i sentieri, i suoni, gli odori della natura. Cosa ci aspetterà? Saremo capaci di vivere quattro giorni così? Sentiremo la mancanza della città, dei suoi rumori, della sua frenesia, della sua confusione, ma anche delle sue comodità?

Il capitano e l'equipaggio hanno già fatto un viaggio di questo tipo e, quindi, conoscono le varie tappe e la meta, ma i passeggeri sono all'oscuro di tutto, sanno soltanto che andremo a Preci.

All'arrivo la nave entra in un porto fuori dal comune: finisce il mare e cominciano le colline, i monti, gli alberi di alto fusto, una breve strada in salita e si arriva ad una costruzione bassa e larga, anch'essa circondata da monti ed alberi. Entriamo con borse e valigie, esploriamo i saloni e le camere, sistemiamo i bagagli e poi comincia l'avventura...

Pioviggina, il cielo è nero di nubi, non è il caso di uscire come era previsto dal programma del viaggio, ma i ragazzi sono ansiosi di cominciare, prevale su tutto la curiosità, perciò sono ben disposti quando il capitano propone il" gioco di fermagli": i loro visi, i loro sorrisi incerti, le loro espressioni a volte ironiche esprimono dubbio, perplessità, incertezza, ma anche speranza di divertimento e spensieratezza. Non è forse anche a questo che servono i viaggi? Conoscere, vedere cose nuove e, nello stesso tempo, divertirsi, uscire dalla monotonia del quotidiano, allontanarsi dai pensieri e dalle preoccupazioni di tutti i giorni, per ritrovare se stessi ed il contatto con il mondo.

Comincia il gioco: quattro gruppi, di otto ragazzi ciascuno, siedono a quattro tavoli separati, ad ogni tavolo viene assegnato un membro dell'equipaggio come conduttore; quattro giovani, che hanno già fatto lo stesso viaggio e quindi conoscono il gioco, fungono da osservatori ed hanno il compito di appuntare comportamenti, atteggiamenti, azioni..., di ciascun gruppo. Il gioco si svolge con partecipazione convinta e direi con "serietà", come pure la discussione collettiva fatta successivamente per riflettere sul suo significato.

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Ha smesso di piovere, il cielo è ancora plumbeo, ma l'aria è mite, perciò tutti insieme decidiamo di uscire alla scoperta della natura e delle sensazioni, impressioni, percezioni, dei pensieri ... che essa ci suscita.

 

Una breve passeggiata e ci ritroviamo lungo il corso di un fiumiciattolo che scorre tra alberi e spazi aperti, qui il gruppo dei passeggeri si divide, ciascuno trova un "suo" spazio alla ricerca di pace, serenità, libertà, ma, a contatto con la natura riemergono anche ricordi dell'infanzia, di gite con genitori, nonni ed amici; ognuno ritrova nel nuovo ambiente ciò che vuole: "un'unica realtà, tanti modi di vederla" diranno i giovani al ritorno, quando confronteremo sensazioni, impressioni, percezioni, pensieri.

 

2° giorno

Oggi faremo un'esperienza decisamente nuova: "una giornata a dorso di mulo", ancora sollecitazioni per i nostri sensi, per i sentimenti, per l'immaginazione, ma anche conoscenza di un mondo (ambiente) nuovo per molti di noi.

Sono circa le 9.00, ci avviamo a piedi verso uno spiazzo erboso, recintato, dove alcuni asinelli si muovono liberamente; al capitano, sempre vigile e seraficamente calmo, si è aggiunta una guida del luogo che ci aiuta a prendere confidenza con gli animali mentre provvede a sellarli. Ha portato un sacco pieno di pane raffermo: alcuni ragazzi si avvicinano subito agli asinelli con il pane in mano e familiarizzano con loro imparandone i nomi: Principessa, Patata, Lenticchia, Nonna... La curiosità, ancora una volta prevale sulla paura, sulle resistenze individuali al contatto con gli animali e, progressivamente, piano piano, tutti i giovani entrano nel recinto, girano intorno agli asini, allungano le mani per accarezzarli; al primo contatto alcuni si ritirano, poi ci riprovano, molti di loro hanno sul palmo della mano un pezzo di pane: la guida si è raccomandata di tenere il palmo aperto, altrimenti l'asino, per prendere il pane, morderebbe le dita del malcapitato. La conoscenza tra i viaggiatori e gli animali è fatta! Per alcuni si tratta anche di qualcosa di più: sono pronti a salire sugli asinelli sellati per attraversare il bosco.

Comincia così un viaggio dentro il viaggio

Cinque ragazzi vanno a dorso di mulo, la Nonna avanti a tutti perchè fa da guida agli altri asini che la seguono ubbidienti, gli altri viaggiatori, insieme al capitano ed all'equipaggio, seguono a piedi. Durante il cammino avvengono dei cambi ed anche un membro dell'equipaggio, Mirella Tintillini, sale su un asino, Patata, scatenando l'ilarità gioiosa e complice dei viaggiatori, quando l'asinello decide improvvisamente di accovacciarsi a terra "disarcionando l'amazzone"!

Cammina, cammina, dopo un paio d'ore ed un'ultima salita, un tratto di strada asfaltata veramente ripida, arriviamo di fronte all'abbazia di Sant'Eutizio, una costruzione del VI-XIII secolo che ci lascia senza fiato per la sua bellezza: sobria e maestosa allo stesso tempo, un prato e tanto verde all'esterno, un gioco di luci ed ombre all'interno, dove si respira un'aria di calma e serenità che lascia percepire le numerose presenze di uomini di chiesa che, nei secoli, hanno popolato quel luogo di preghiera, di meditazione, di cultura (qui i monaci avevano fondato una scuola di medicina, famosa per le operazioni di estrazione dei calcoli al fegato). Gli asini e la maggior parte dei viaggiatori con alcuni membri dell'equipaggio proseguono il cammino inerpicandosi su per la montagna, per ridiscendere poi dalla parte opposta, pochi, invece, i più stanchi ed affaticati, ritornano indietro ripercorrendo la stessa strada dell'andata fino alla "Mulattiera", la bassa costruzione dove avevano trovato alloggio al loro arrivo a Preci.

All'ora di pranzo ci ritroviamo tutti nel salone ristorante, stanchi ed affamati, ma anche felici e quasi euforici per l'esperienza fatta e per i piatti fumanti che contribuiscono a creare un clima familiare e conviviale. I viaggiatori, i giovani sembrano ormai rassicurati, il viaggio si fa piacevole ed interessante perciò, per ora, sono disposti a proseguire pur senza conoscere con precisione la meta. Sono curiosi di vedere che cosa succederà in seguito!

Perciò, quando nel pomeriggio, dopo due ore di libertà in cui hanno girovagato, ascoltato musica, fatto un "riposino", il capitano li ha riuniti nel salone principale, sono pronti a ripartire: questa volta si tratta di ripercorrere con la mente e con il cuore i sentieri tracciati durante l'escursione del giorno precedente: divisi in gruppi, prima, poi tutti insieme, hanno riflettuto sul significato di quel contatto con la natura, diverso dal solito, ma proprio per questo evocativo, suggestivo, fonte di riflessioni e di ricordi. La realtà si legge con i sensi, i sentimenti, le esperienze...

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3° giorno

Finalmente un po' di sole! L'aria è ancora umida, ma il cielo è più chiaro, il grigio plumbeo è diventato un grigio chiaro, non proprio celeste, ma comunque l'aria è più trasparente e leggera, anche il sole prova a brillare.

I giovani viaggiatori sono pronti e desiderosi di riprendere il cammino, su un tavolo ci sono due pacchi di fogli con disegni accattivanti, ma anche con frasi che sollecitano a riflettere ed a scrivere; i ragazzi si aggirano nella sale de "La Mulattiera" con giacche a vento e zainetti in spalla, qualcuno chiede:"Che si fa oggi? Usciamo, vero? Dove andiamo?". Il capitano, con la sua solita flemma, si avvicina ad una lavagna a fogli in un angolo del salone e comincia a scrivere "Passeggiata libera al paese di Preci: osserviamo e ...", "Passeggiata lungo il fiume Campiano: lettura di un fenomeno "l'acqua che scorre". Alle 12.00 tutti qui.

I giovani arrivano alla spicciolata, leggono le consegne, prendono due fogli ciascuno dai pacchi sul tavolo ed escono tra un chiacchiericcio festoso, gioioso, ilare, ma sempre garbato e misurato. Capitano ed equipaggio rimangono sul ponte della nave per preparare il successivo itinerario; intorno a un tavolo sei persone: Massimo Trauzzola, Cristina Gatti, Mirella Tintillini, Serena Arcelli, Sandra Milleri, Miriam Anselmi sono gli esperti disciplinari i quali, di fronte al fenomeno dell'acqua che scorre assumeranno il ruolo di un biologo, di un letterato, di un fisico, di un chimico, di un artista, di un biochimico: ognuno darà un'interpretazione dello stesso fenomeno fondata su una formazione specifica, e quindi su ambiti specifici e differenziati di conoscenze, e non soltanto sul vissuto e sulle esperienze di ciascuno.

Verso le 12.00 si sentono le voci dei ragazzi che, a frotte, risalgono sulla nave per riprendere un viaggio di riflessione sul rapporto uomo/ambiente. Siamo ancora una volta tutti insieme: viaggiatori ed equipaggio per prendere consapevolezza di ciò che è avvenuto durante questa tappa del nostro viaggio.

Si svolge un simpatico confronto: i giovani hanno "letto" il fenomeno dell'acqua che scorre ancora prevalentemente con i sensi, i sentimenti, le esperienze, ma quando gli "esperti" fanno la loro parte si arriva alla conclusione che le osservazioni sulla realtà sono condizionate da emozioni, sensazioni, esperienze, ma anche da conoscenze, inoltre, quando il fenomeno è complesso occorrono più punti di vista, approcci multidisciplinari, per comprenderlo.

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4° giorno

Il risveglio è faticoso! Forse perchè il cielo è scuro e piove. Nel programma era prevista la partenza per il ritorno, non per la via più breve, ma con un giro più lungo che ci avrebbe condotto ad un altro paese di montagna, Castelluccio di Norcia e il Parco dei Monti Sibillini: anche questo può aiutare a riflettere sul rapporto tra l'uomo e l'ambiente. Ma la stagione è quella autunnale e, perciò, bisogna fare i conti con il clima! Ecco che torna di nuovo un altro spunto di riflessione sulla stessa tematica: il clima..., l'uomo e l'ambiente...

I viaggiatori non si perdono d'animo, si cambia programma e si coglie al volo l'occasione per mettere a punto un piano organizzativo, infatti dopo il ritorno al porto principale, l'ITAS G. Bruno, dovranno riprendere il viaggio, questa volta in una direzione pensata e condivisa verso la meta: progettare un, seppur piccolo, intervento concreto per modificare il rapporto uomo/ambiente. Non è facile! Troveranno il mare calmo, i venti a favore, la visibilità buona o dovranno affrontare tempeste ed ostacoli? Intanto si riuniscono, ancora una volta nel salone principale de "La Mulattiera": sembra proprio di essere all'imbarco di una nave! Valigie, borse, zaini, persone in abbigliamento da viaggio, all'inizio grande movimento e confusione, poi, quasi per magia tutto si placa: i bagagli sono stati tutti accostati in un punto della sala e le persone hanno trovato posto a sedere su sedie e divani. Si riparte con il confronto e la discussione, si tratta di trovare un accordo sulla direzione da prendere dopo una breve sosta al porto principale: "Un progetto per un ecosistema lacustre a Pietrafitta"? "Un progetto sul tabagismo"? "Un progetto sulle specie in via di estinzione"? Quale direzione prendere?

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Pranzo al sacco e...via verso Norcia!

Lasciamo Preci un pò controvoglia. Siamo stati molto bene qui, bene dentro di noi e con i nostri compagni di viaggio. Uno sguardo ancora su questo primo porto nel quale siamo sbarcati ....

Ha smesso di piovere, siamo a Norcia, caratteristica per la produzione di salumi e formaggi, per il tartufo e le lenticchie, il giro è piacevole, i giovani passeggeri vanno alla scoperta di un altro ambiente: anche questo ci richiama al rapporto uomo/natura, perchè no? Forse più prosaico e meno sentimentale del contatto diretto, ma pur sempre un aspetto che fa parte della vita e della storia dell'uomo.

Il viaggio di ritorno si svolge tra musica, risate, scherzi e tanta allegria, i giovani passeggeri sono stanchi, ma soddisfatti e... pronti a ripartire quando a sera sbarcano con l'equipaggio nel piazzale dell'ITAS.

 

 

Capitolo 3

Si riparte!... dopo una sosta "salutare"

Riprendiamo il viaggio dopo una sosta di alcuni giorni, durante la quale tutti i viaggiatori hanno ripreso, ciascuno, le proprie attività. I giovani passeggeri sono tornati al loro ruolo di studenti dell'ITAS: lezioni, verifiche, attività di laboratorio, ancora verifiche, ansia, stress, tensione, ogni ora il suono della campanella, esce un insegnante, entra un altro, italiano, biochimica, filosofia, chimica, educazione fisica, microbilogia, religione, inglese... qualche battuta al cambio dell'ora e poi si torna ad ascoltare la spiegazione dell'insegnante. Anche i membri dell'equipaggio si sono riconvertiti: Arcelli, Anselmi, Gatti, Tintillini, Trauzzola, Milleri sono di nuovo "docenti", quelli che arrivano ogni ora in classi diverse, sempre di fretta, presi dall'ansia di "portare avanti il programma", di interrogare, mettere i voti, non rimanere indietro con la programmazione: anche per loro si torna alla tensione ed allo stress di un lavoro, creativo, ricco di stimoli, bellissimo in sè, frustrante e poco significativo se ridotto ad una routine burocratica a causa di un contesto sempre più rigido e verticistico.

Questi studenti e questi docenti hanno, però, una "carta da giocare": quella del loro viaggio nell' Educazione ambientale, possono ripartire come un gruppo di ricerca che lavora insieme e superare, così, i vincoli e le rigidità che poco si addicono alla conoscenza ed all'apprendimento significativo.

E' di nuovo una mattina grigia e piovosa, sembra proprio che l'ambiente atmosferico non voglia esserci favorevole! D'altronde, però, è Novembre e non possiamo pensare che, per noi, le stagioni mutino il loro corso!

Passeggeri ed equipaggio sono riuniti nell'aula verde dell'ITAS, un po' insonnoliti ed un po' intirizziti, quando si spengono le luci e sullo schermo del televisore, predisposto dal capitano, cominciano a scorrere nomi ed immagini con il sottofondo di una musica poco familiare, "diversa" da quella che solitamente si sente dalle loro parti.

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Lanterne rosse
TITOLO ORIGINALE
Dahong denglong gaogao gua

 


REGIA
Zhang Yimou

SCENEGGIATURA
Zhang Yimou

FOTOGRAFIA
Zhao Fei (colori)

MUSICA
Zhao Jiping

 

INTERPRETI
Gong Li, Ma Jungwu, He Caifei, Cao Qifen, Jin Shuyuan

PRODUZIONE
Chiu Fu-Sheng peer Era International (Hong Kong) in associazione con China Film Co-Production Corporatio

MONTAGGIO
Qao Jiping, Dong Huamiao


   

SOGGETTO
Dal romanzo
"Qigie chengqun di Su Tong
"

 

 

Si entra in un'altra dimensione: il nostro viaggio ci porta lontano, in un altro tempo e in un altro spazio, uno spazio chiuso, una grande e ricca casa cinese degli anni '20, piena di cortili, passaggi, tetti di tegole, interni misteriosi, segreti, misteri. Dentro la casa si svolge una lotta senza quartiere - una possibile metafora anche delle lotte politiche, un ritratto disperante della condizione femminile nel mondo della poligamia - tra le mogli di un ricco signore. A turbare un equilibrio consolidato arriva infatti dalla campagna l'impoverita, ma bellissima ragazza prescelta per essere la quarta consorte. E attorno a lei si scatenano gelosia, si creano alleanze, si costruiscono complotti, si producono rovesciamenti delle alleanze, tutti tesi alla supremazia che consiste nell'essere la prescelta del padrone. Una scelta segnata dalle lanterne rosse che vengono accese di volta in volta di fronte agli appartamenti dell'eletta ad essere compagna della notte del padrone, in una lotta alla conquista e alla seduzione che è anche lotta per la sopravvivenza.
Non ci è mai concesso un primo piano del marito padre, padrone, incarnazione del potere: quelle che contano sono le mogli e la lotta per un ruolo che garantisce loro di esistere. Gli avvenimenti sono scanditi attraverso i rituali e le forme di una tradizione antichissima, da rapporti umani che la necessità di sopravvivere complica come una trama machiavellica, da affascinanti riti del folklore cinese, fino alla conclusione: chi si ribella - per cultura, per istinto, per necessità - alla regola della casa e della tradizione senza avere alleati sicuri o sufficienti finisce per impazzire...

Si riaccendono le luci nella sala, gli spettatori faticano un po' a riconoscere la loro collocazione spazio-temporale, tanto il viaggio, in luoghi così lontani e diversi, li ha affascinati! Ritrovarsi in una sala spoglia, priva di colori, statica, senza misteri, dopo essere stati in quei labirinti misteriosi, impreziositi da tanti oggetti, tanti colori, tanto movimento, per un verso li disorienta, ma contemporaneamente li rassicura: "noi, fortunatamente, viviamo in questa realtà, quello era soltanto un film." Cominciano, così, a scambiarsi impressioni, sensazioni, riflessioni su quel mondo così diverso dal loro e, mentre i discorsi si snodano, progressivamente, si accorgono che anche quel tipo di realtà esiste, è reale, si tratta di una società con valori, modelli di comportamento, riferimenti ideologici, storia, tradizioni, lontani dalle loro, di un altro ambiente, insomma, che spaventa per un verso e, dall'altro, affascina, incuriosisce...
Non è facile rientrare nel proprio ambiente, quando il suono della campanella mette fine a questa nuova tappa del viaggio, costringendo equipaggio e viaggiatori a vestire di nuovo i panni di studenti ed insegnanti. Come sempre è il capitano che, riprendendo il timone della nave, la guida in porto rassicurando tutti con la promessa che già dalla mattina seguente potranno tornare sulla nave per andare alla scoperta di altri "mondi".


Infatti, alle 8.20 del giorno successivo, sono pronti a ripartire; questa volta, però, ai soliti viaggiatori se ne aggiunge uno nuovo che si presenta come il dott.Massimo Melelli Roia, ed è proprio lui a segnare la nuova direzione del viaggio: la medicina orientale e quella occidentale, due punti di vista diversi sull'uomo, uno olistico, l'altro meccanicistico, e quindi due approcci diversi alla malattia ed alla cura. Gli studenti percepiscono immediatamente che si tratta di un'altra chiave per aprire nuove porte della conoscenza e lo seguono affascinati mentre li guida attraverso gli ospedali cinesi con doppi reparti: uno tradizionale ed uno alternativo, mondi separati che non collaborano; dalla Cina si spostano in Russia, nei laboratori di ricerca dove è nata l'Iridiologia: l'analisi morfologica dell'occhio consente di collegare ogni parte di questo ad altri organi del corpo umano per individuare mali e rimedi. Passeggeri ed equipaggio seguono la loro guida affascinati e stupiti dalla varietà e dalla diversità della medicina alternativa: Omeopatia, Agopuntura, ma non solo, anche Omotossicologia, Iridiologia...
Con grande maestria e perizia, il dott
. Melelli riconduce tutti alla base: ha aperto una nuova finestra dalla quale osservare il mondo e chi si è affacciato da questa finestra non potrà più chiuderla definitivamente, perchè ciò che è apparso al di là di essa è lo spazio variegato delle tante forme, dei tanti modi di considerare il corpo umano, la salute e la malattia, offerto dalla medicina alternativa. Come si spiega tanta diversità?

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La nave è di nuovo in porto, ma per poco. Dopo una breve sosta, per consentire ai viaggiatori di rifocillarsi, riprende il largo, al timone la prof.ssa Milleri, l'artista del gruppo, esperta di musica che guida lo scafo in mare aperto, acqua e cielo si uniscono al suono di una musica leggera, ariosa, fluida e delicata, per poi tornare a dividersi quando i suoni si fanno spezzati, contrastanti, sembra pioggia che cade, fragore di vento, tempesta, il mare urla, il cielo incombe: è l'Inverno di Vivaldi!
Gli animi hanno attraversato sensazioni, emozioni tanto diverse, si sono ritrovati in epoche lontane, eppure quelle musiche li hanno coinvolti in un caleidoscopio senza tempo!
Durante il viaggio di ritorno sono tutti pronti per definire la rotta, non è stato facile, ma ora le idee sono più chiare, soprattutto dopo che il capitano traccia una mappa del percorso effettuato fino ad ora. E' stato bello, ma faticoso, passeggeri ed equipaggio hanno necessità di un po' di riposo, poi potranno riprendere il largo, con maggiore consapevolezza della meta.

Capitolo 4

Di nuovo tutti a bordo...

Il sole splende, ma l'aria è gelida, il cielo è terso, lascia pensare ad orizzonti infiniti nei quali i viaggiatori potrebbero perdersi se non fosse per il capitano che, come sempre, li riporta su una rotta precisa, anche se non l'unica possibile, per arrivare alla meta: proposte per l'ambiente.

La mappa del cammino fin qui percorso fornisce tre itinerari: i viaggiatori, dopo un altro tratto insieme sulla stessa nave "Diversità", si divideranno in due imbarcazioni: "Diversità biologica" e "Diversità culturale", mentre alcuni di loro faranno la spola tra l'una e l'altra, a bordo di scialuppe predisposte dall'equipaggio.

Questo viaggio condurrà tutti i partecipanti a PRODURRE CONOSCENZA ANALIZZANDO IL PROBLEMA DELLA DIVERSITA'.

 

 

 

Finalmente si può riprendere la traversata, la "Diversità" si avvia in mare aperto, le vele che la spingono hanno nomi evocativi: "Dichiarazione dell' Unesco su identità, diversità, pluralismo"; "Convenzione di Rio de Janeiro sulla diversità biologica";
"Viaggio alla fine del millennio", di Abraham B.Yeoshua.

 

 

 

 
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